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Le diete «sballate» aumentano il colesterolo


Se non si riducono i grassi ma solo i carboidrati il rischio per il cuore sale. E non si riesce a perdere peso quanto si vorrebbe

MILANO - Provate a chiedere a chiunque quale sia il componente della dieta da ridurre se si vuole dimagrire. Qualcuno risponderà i grassi, ma la maggioranza probabilmente dirà che per perdere peso bisogna rinunciare ai carboidrati. Demonizzati e messi al bando da diversi tipi di diete, oggi si scopre che eliminarli senza diminuire i grassi serve a ben poco: il peso non cala e per di più si rischia di ritrovarsi con il colesterolo troppo alto.

STUDIO – Il dato emerge da uno studio svedese ad accesso libero sul Nutrition Journal, dalla genesi un po' speciale. Negli anni '70 infatti in Svezia ci si accorse che le regioni del nord avevano un'incidenza di malattie cardiovascolari preoccupante, assai più elevata del resto del Paese, e che per gli uomini la probabilità di ictus e infarti era addirittura fra le più alte al mondo. Nel 1985 quindi, in queste aree e poi in tutta la Svezia, fu messo in atto un progetto chiamato «Västerbotten Intervention Programme» attraverso cui si migliorò l'etichettatura dei cibi e l'informazione e l'educazione sanitaria dei cittadini, proponendo anche dimostrazioni di cucina sana per la popolazione e incontri con i medici in cui ricevere consigli per l'alimentazione. Per 25 anni il progetto è andato avanti e ora, mentre ancora prosegue, i ricercatori hanno cercato di tirare le fila dei primi risultati dopo aver valutato a più riprese peso, altezza e colesterolo dei partecipanti.

GRASSI E CARBOIDRATI – Il progetto ha influenzato sicuramente l'introito di grassi, almeno nei primi anni: nel 1992 il consumo era sceso di circa il 3 per cento negli uomini e del 4 per cento nelle donne, restando stabile poi fino al 2005; inoltre anche il tipo di grassi introdotti si è modificato in modo sostanziale, per esempio il burro è stato sostituito da analoghi prodotti spalmabili a più basso contenuto di grassi. Questo si è concretizzato in una riduzione dei livelli medi di colesterolo nella popolazione esaminata, pari a oltre 140mila persone. Dopo il 2005 però qualcosa è cambiato: in media il peso degli svedesi nonostante tutto continuava a crescere, così sotto la spinta delle diete a basso indice glicemico pubblicizzate come metodo ideale per perdere i chili di troppo in tanti hanno smesso di curarsi troppo del consumo di grassi, totali e saturi, e sono tornati a mangiarne più di prima dell'inizio del programma. Nello stesso tempo però hanno smesso in massa di mangiare carboidrati in quantità, riducendone le porzioni in modo significativo. Il risultato di queste diete sbilanciate, povere di carboidrati e senza controllo per i grassi, è stato un “recupero” del colesterolo ai livelli medi pre-intervento e nessun effetto sostanziale sull'indice di massa corporea, che ha continuato inesorabilmente a salire durante tutti i 25 anni dello studio. «Le diete a basso contenuto di carboidrati e alto introito di grassi possono pure essere efficaci per perdere peso nel breve termine, ma nel lungo periodo il dimagrimento non viene mantenuto e a causa dell'incremento del colesterolo nel sangue c'è un peggioramento del profilo di rischio cardiovascolare – spiega Ingegerd Johansson, coordinatore della ricerca svedese –. Purtroppo spesso l'interesse della popolazione è centrato solo sulla possibilità di perdere peso in poco tempo, non importa come: mentre ci si pesa in bagno alla mattina il pensiero non corre certo al colesterolo, di cui sappiamo qualcosa soltanto se ci sottoponiamo alle analisi del sangue. Questi dati confermano che per dimagrire e non rischiare la salute bisogna allora seguire un'alimentazione bilanciata e sana: va bene ridurre la quota di carboidrati se è in eccesso, ma non bisogna certo dimenticare di tagliare altrettanto i grassi, che non dovrebbero mai superare il 30 per cento delle calorie totali», conclude Johansson.

Elena Meli

[Fonte: CorrieredellaSera.it - Salute/Nutrizione - 17 giugno 2012]

 

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